Venice ‘on the verge of collapse’ as locals battle to save the soul of the city

I really enjoyed translating this text that we looked at in class recently. Perhaps you might want to give it a go, or perhaps you’ve already done it, and we can discuss any parts that were particularly challenging. I, for example, struggled to translate ‘To cater to…’, ‘Provvedere ai bisogni’ didn’t seem to render the right meaning… does anybody have any other suggestions on how to translate this? I’ve also attached my translation, please feel free to offer your opinions. There are also a few grammatical mistakes! Can you spot them?

You can find the article on the following link. Please note the version I have chosen is adapted: https://www.telegraph.co.uk/travel/destinations/europe/italy/veneto/venice/articles/venice-locals-battle-to-save-the-soul-of-the-city/

A recent protest against mass tourism in Venice

When you think about it, it’s bound to be explosive: a town of 55,000-odd inhabitants – living along narrow, twisting alleyways; going about their business in transport severely limited by the geography of the place – besieged each day by an influx of 70,000 or more visitors, well over half of whom are day-trippers.
“At any time after 9am, the vast majority of the people you see on the streets of Venice are tourists. And everyone’s catering to them,” says resident Michela Scibilia. “Your butcher’s selling them water, your grocer’s selling them ice creams.” Locals, she says, resent feeling like an afterthought
These days, this resentment boils over most visibly in boisterous waterborne protests against massive cruise ships, but the roots of bad feeling between Venice and its visitors arguably lie elsewhere, in inadequate infrastructure and lack of strategic planning in the tourism sector.
Venetians are riled when their favourite café is packed out by people queuing for the bathroom, not realising that those 70,000 daily visitors must make do with just eight public toilets in the centre of Venice, almost all of which close at 7pm. They remonstrate with tourists picnicking on bridges or in squares – something which can get you a €50 fine – but budget-conscious travellers will struggle to find a park bench where they can take the edge off their hunger.
With property in Venice being snapped up to swell the current offering of around 30,000 beds, housing is another bone of contention. Buy-to-rent purchasers – most of them non-residents – have pushed already high prices even further skywards. Lax zoning restrictions mean that rooms anywhere can become tourist lodgings. Lower-paid workers are being priced out of the city, and forced to commute from the mainland.
The implication, here as elsewhere, is that many Venetians who remain in Venice are becoming more and more estranged from the industry that’s driving the economy of their unique home.
Venetians, especially those who aren’t involved in the sector, moan that it’s tourists who are ruining the city, according to Romeo. “A colleague of mine was leading a big group down an alley when suddenly an old Venetian lady ran at her, shouting, brandishing an umbrella. She had to fend her off with the stick she was holding aloft to keep her group together. It became a kind of fencing match.”
Apart from the odd example of uncouth behaviour, it’s not the tourists themselves who are creating the problems: it’s a combination of lax rules and vested interests.
“The city’s on the verge of collapse,” she says, “and drastic decisions need to be taken. But even to tourists, Venice makes no sense without inhabitants.” What’s needed is a policy to reconcile the two.

Anne Hanley, The Telegraph, 3rd October 2016 (adapted) 

Venezia “sull’orlo del collasso”, i residenti combattono per salvare l’anima della città

Se ci si pensa, la situazione è inevitabilmente esplosiva: una città di circa 55,000 abitanti, – che vivono in vicoli stretti e ingarbugliati e badano ai loro affari con infrastrutture che sono severamente limitate dalla geografia del luogo– assediata ogni giorno dall’afflusso di 70,000 o più visitatori, di cui più della metà sono turisti giornalieri.

“A qualsiasi ora dopo le nove di mattina, la maggior parte della gente che si vede sulle strade di Venezia sono turisti. E tutti si adattano ai loro bisogni” afferma la residente Michela Scibillia. “Il macellaio gli vende l’acqua, il fruttivendolo i gelati”. I residenti, afferma, sono infastiditi di essere in secondo piano.

In questo periodo è palpabile un’esplosione del risentimento nelle manifestazioni contro le grandi navi da crociera. Presumabilmente il malcontento tra Venezia e i suoi visitatori ha delle radici altrove, ad esempio nelle infrastrutture insufficenti e nella mancanza di programmazione strategica nel settore turistico. I veneziani si irritano quando il loro bar preferito viene affollato da gente in coda per il bagno, non pensando al fatto che quei 70,000 visitatori giornalieri devono accontentarsi solamente di otto bagni pubblici nel centro di venezia, dei quali quasi tutti chiudono alle 19:00.  Prostestano contro i turisti che fanno dei picnic sui ponti o nelle piazze – qualcosa per cui si può ricevere una multa di 50 euro – però i viaggiatori che hanno un budget limitato avranno difficoltà a trovare una panchina dove possono soddisfare la loro fame.

A causa delle proprietà che vengono subito vendute e aumentano l’offerta attuale di 30,000 posti letto, il mercato immobiliare diventa oggetto di discordia. I proprietari degli appartamenti in affitto – la maggioranza dei quali non sono residenti – hanno spinto alle stelle i prezzi che erano già altissimi. Le restrizioni urbanistiche insufficienti permettono a qualsiasi camera di diventare alloggo turistico, perciò i lavoratori a basso salario vengono costretti a vivere al di fuori del centro di Venezia e spostarsi per lavoro.

La conseguenza, di questo ma anche di altri problemi, è che i tanti Veneziani che rimangono a Venezia vengono sempre di più allontanati dal settore che guida l’economia di questa particolare città.

I veneziani, specialmente quelli che non sono coinvolti con il turismo, si lamentano che sono i turisti che rovinano la città, secondo Romeo, “Una mia collega stava conducendo un grande gruppo in un vicolo quando all’improvviso una vecchia veneziana è corsa verso di lei, urlando e brandendo un ombrello. Ha dovuto respingerla con il bastone che usava per guidare il suo gruppo. È diventata una specia di partita di scherma.”

A parte casi eccezionali di comportamenti incivili, non sono i turisti che creano i problemi; è una combinazione di regole insufficienti e interessi personali. “C’è una città sull’orlo del collasso” afferma Scibilia, “e bisogna prendere delle decisioni drastiche. Ma anche per i turisti, non c’è senso in una Venezia senza veneziani”. Ci vuole una politica per conciliare le due parti.

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